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Il mercante di utopie. La storia di Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly

Pubblicato da Alessio Margutta su 26 Dicembre 2008

 

Davvero poche righe da parte mia: libro agiografico che ripercorre la vita e le imprese di Oscar Farinetti, dall’infanzia, alle prime esperienze lavorative, all’avvio di UniEuro, che nel 2002 – quando fu ceduto al gruppo inglese Dixons, oggi DSGi  - era tra le più grandi catene italiane di negozi di elettrodomestici e elettronica di consumo. Fino all’ultimo progetto coronato da successo, Eataly, e al ritiro dalle scene:

Anna Sartorio, Il mercante di utopie. La storia di Oscar Farinetti, l'inventore di Eataly, Sperling & Kupfer, 2008

Anna Sartorio, Il mercante di utopie. La storia di Oscar Farinetti, l'inventore di Eataly, Sperling & Kupfer, 2008

“Nel settembre 2008 Oscar Farinetti ha lasciato la carica di amministratore delegato delle due Eataly, la capogruppo e la controllata, pur mantendeno quella di presidente. [...] Negli ultimi tempi Oscar si dedica ai vigneti”

è scritto nell’epilogo.

Non si impara questo gran che dal libro; che anzi risulta abbastanza noioso: Oscar Farinetti ha fatto questo, poi quest’altro, poi quest’altro ancora. Ai motivi delle scelte o a quale fosse la situazione del mercato della grande distribuzione per UniEuro e di quello della ristorazione per Eataly viene fatto forse solo un cenno di sfuggita. Sembra insomma che tutto sia dovuto alla ferrea volontà di riuscire di Oscar Farinetti, alla sua parlantina sciolta e al suo fiuto per gli affari. Oltre che a grandi mangiate e bevute nei momenti più importanti di una trattativa. Resta insomma una biografia, noiosetta come tutte le biografie che non riescano a calare le vicende narrate in un piccolo affresco storico.

Ho trovato fastidioso – in un libro del 2008 – una certa insistenza sulla formazione antifascista di questo o quell’altro: così il padre di Farinetti, Paolo Farinetti, viene chiamato in tutto il libro il Comandante Paolo. Va bene, magari lo chiamano così, e sia. Ma presentare Bernardo Caprotti - quello dell’Esselunga e di Falce e Carrello - come “antifascista e anticomunista assieme, anche se la seconda caratteristica appariva più evidente” mi sembra un po’ fuori luogo, come se l’antifascismo nel 2008 fosse un qualche segno distintivo. E lo stesso per un paio di altri personaggi che si incontrano nel libro.

L’unica cosa interessante per me è stata scoprire che il tipo che diceva che l’ottimismo è il profumo della vita non è Oscar Farinetti – di cui francamente ignoravo anche il nome. Ma Tonino Guerra, di cui fino alla lettura di questo libro – mea culpa mea culpa – non sapevo proprio niente.

 

Nella mia ignoranza avevo pensato che fosse tipo Giovanni Rana, che nelle pubblicità ci mette la sua faccia. Oppure un qualche pensionato un po’ rincoglionito. Invece. E comunque cosa ci sia di così geniale in questa serie pubblicitaria; perché Oscar Farinetti si sia dato tanto da fare per avere Tonino Guerra come testimonial. Mah. Io appunto non lo conoscevo. E immagino che anche chi ne conoscesse già le opere non l’abbia proprio riconosciuto subito nella pubblicità. Però un colpo da maestro riuscire a convincere dopo estenuanti incontri Tonino Guerra. Almeno stando al libro, che, insomma,  nel complesso è abbastanza inutile e discretamente noioso.

  

2 Risposte a “Il mercante di utopie. La storia di Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly”

  1. luca detto

    Dopo tre anni di “ottimismo” non riconoscere T.Guerra eh, eh, eh…

  2. Alessio Margutta detto

    Sapevo che era Tonino Guerra: c’è scritto! ma per quanto ne sapevo io potevano essere un nome e una professione di fantasia, o magari il paròn della baracca, tipo appunto Giovanni Rana… Colpa mia, davvero, visto che T. Guerra qualcosa nella vita l’ha fatto. Insomma, sceneggiatore di alcuni film che – oltre a essere da cineteca – a me sono piaciuti: Blow Up, Amarcord, Matrimonio all’italiana.

    By the way, hai vinto il premio per il primo commento di questo blog!

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