
Paolo Crecchi, Giorgio Rinaldi, Indignati Speciali Contro la Casta, Aliberti, 2008
Continuiamo nella lettura dei libri che son piovuti in casa con i regali di Natale. Questo Indignati speciali contro la casta in realtà è stato regalato a mio fratello che nutre un’insana passione per Marco Travaglio; per quanto sembra che ultimamente sia in convalescenza e si avvii ad un’insperata guarigione. Mio fratello, chiaro. Perché la situazione clinica di Travaglio è grave e il decorso non lascia purtroppo presagire nulla di buono: purtroppo si tratta – nel caso di Travaglio – di un caso clinico disperato.
Di Travaglio si parla in questo libro, insieme a tanti altri – a partire dal Savonarola – che hanno fatto dello sdegno e del ditino alzato in segno ammonitore più che una professione una vera e propria ragione di vita. Tra gli altri Beppe Grillo, Michele Santoro, Gian Antonio Stella & Sergio Rizzo, Henry John Woodcock, Renato Brunetta, Luigi De Magistris, Antonio Di Pietro, Clementina Forleo. E tanti altri ancora. Senza dimenticare il Gabibbo.
Si tratta di brevi ritratti, anche ben scritti, che però lasciano il tempo che trovano; libro molto attuale – si parla per fare un esempio anche della manifestazione del PD del 25 ottobre – ha nell’attualità il suo più grosso limite: nel senso che tempo un anno nessuno si ricorderà più – amesso che ne abbia ancora l’interesse – delle vicende a cui qui si fa riferimento.
Che l’aria un po’ stia cambiando – fosse anche solo per assuefazione – è un bene. Guardate ad esempio le risposte dei lettori ad un post di Sergio Rizzo sul Corriere online, che tanto per cambiare si sdegnava per i 400 milioni di euro stanziati per il prossimo vertice del G8 alla Maddalena. E come il povero Rizzo, vista la mala parata, si arrampichi sugli specchi per giustificare quanto aveva scritto.
Tutto ciò detto, il libro resta un esercizio inutile e carta sottratta al macero. Se non fosse ben scritto e se non fosse scritto in un tono generalmente leggero, si potrebbe rimproverare ai due autori – Paolo Crecchi e Giorgio Rinaldi, giornalisti del Secolo XIX - di aver dimenticato di aggiungere alla lunga lista degli indignati ad oltranza due capitoli: quelli riguardanti loro stessi. Indignati che ci siano così tanti indignati.