
Valérie Tasso, Antimanuale del sesso, Tropea, 2008
Come spiegare, a chi non la conosca, di cosa sa – per dire – una mela? Invece di perdere tempo a descriverne il sapore, a spiegare come nasca e come maturi e come vada mangiata, la cosa più semplice è sbucciarne una e dargliene uno spicchio: che la assaggi e la mangi come preferisce. Ecco, il succo del libro è questo. Ma ancora non ci siamo.
Riproviamo ad esprimere lo stesso concetto, con un registro un po’ più elevato: ”Voler conoscere dunque prima che si conosca è assurdo, non meno del saggio proposito di quel tale Scolastico, d’imparare a nuotare prima di arrischiarsi nell’acqua“. (G. W. F. Hegel).
Fuochino. Quasi ci siamo. Nel senso che una citazione del genere ci sarebbe potuta stare nell’antimanuale del sesso. E invece Valérie Tasso ne ha scelte altre: come questa dal Simposio di Platone: ”Ordunque, allorché la forma originaria fu tagliata in due, ciascuna metà aveva nostalgia dell’altra e la cercava; e così, gettandosi le braccia intorno e annodandosi l’una all’altra per il desiderio di ricongiungersi nella stessa forma, morivano di fame e anche di inattività, poiché l’una non intendeva far nulla separata dall’altra.”
Ecco, il succo del libro è anche bene o male riassunto nel risvolto di copertina:
“Di sesso si parla troppo e male. Ogni giorno i mass media ci propinano ricette per diventare amanti migliori, ci promettono le “chiavi” per risolvere i nostri “problemi sessuali”. Il risultato, però, non è altro che un proliferare di stereotipi e schematismi che si allontanano dall’esperienza quotidiana di ognuno e con cui fatichiamo a rapportarci. Perché? La risposta di Valérie Tasso è che tutte queste voci non parlano realmente di sesso, ma ripetono a pappagallo un discorso normativo sul sesso, dettato dalla morale scientifica, religiosa, economica, politica – allo scopo di imporci modelli omologanti, una trappola per il controllo sociale. La sessualità della persona non è riconducibile a un generico manuale d’uso e consumo. Di qui la necessità di un pratico “antimanuale”. Con spregiudicatezza e ironia, l’autrice utilizza la propria esperienza sul campo per smentire uno per uno i luoghi comuni assimilati, e per arginare la fiumana di parole intesa a reprimere la nostra natura e a soffocare la nostra individualità.”
Quello che su cui il risvolto tace – e che ho cercato di mostrare con la citazione tratta ad esempio; quello su cui l’autore del risvolto mente sapendo di mentire là dove si parla di “arginare la fiumana di parole intesa a reprimere la nostra natura e a soffocare la nostra individualità” è che la Tasso fa l’esatto contrario di cosa predica: il libro sono 200 – duecento – pagine di una noia incredibile; e di una pesantezza senza pari, con citazioni ed elucubrazioni pensose e un gusto tutto particolare per l’etimologia delle parole, manco dovessero svelare chissà quale esperienza originaria. Forse per questo la Tasso ha pensato di alleggerire la materia introducendo qua e là un po’ di azione.
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