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Quella sera dorata, di Peter Cameron

Pubblicato da Alessio Margutta su 6 Febbraio 2009

Peter Cameron, Quella sera dorata, Adelphi, 2008

Peter Cameron, Quella sera dorata, Adelphi, 2008

 Dal risvolto di copertina di quella sera dorata:

“Quando qualcuno si accinge a scrivere una biografia, parenti e amici del biografato cercano quasi sempre di ostacolare l’iniziativa, nel terrore di trovarsi di fronte, in un futuro minacciosamente vicino, alla solita compilazione intessuta di svarioni, congetture e voli di fantasia non autorizzati. È quindi ovvio che né la moglie, né il fratello, né l’amante del defunto Jules Gund, autore di un solo e venerato libro, desiderano che il giovane Omar Razaghi si rechi nella tenuta di famiglia in Uruguay e si impicci di faccende – piuttosto scabrose, fra l’altro – che non lo riguardano. Ma Omar ha una fidanzata che ripone in lui consistenti aspettative e lo mette, di fatto, sul primo aereo per il Sudamerica – ignorando di consegnarlo così, nel ruolo di amoroso, a tre consumati professionisti della dissimulazione. È solo l’inizio di una commedia brillante e feroce, dove nessuna combinazione di fatti, sentimenti o rivelazioni è esclusa in partenza; e l’impeccabile regia stilistica di Peter Cameron si mette al servizio di una storia che, senza parere, molto dice su una delle perversioni collettive più grottesche e contagiose: la smania di guardare la vita altrui dal buco della serratura.”

Ecco, io vorrei conoscere il cretino che ha scritto questo risvolto. Solo per dirgli che magari cretino non è, ma almeno avrebbe dovuto leggere il libro prima di scriverne.

 

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La crisi. Può la politica salvare il mondo?, di Giavazzi e Alesina

Pubblicato da Alessio Margutta su 12 Gennaio 2009

Alebrto Alesina e Francesco Giavazzi, La crisi. Può la politica salvare il mondo?, Il Saggiatore, 2008

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, La crisi. Può la politica salvare il mondo?, Il Saggiatore, 2008

 

I libri dovrei comprarli via Internet; perché ogni volta che metto piede in libreria, ci ricasco sempre: entro con un’idea precisa e finisco invece per scambiare la carta che ho in tasca con un sacco di carta che non avevo alcuna intenzione di portarmi a casa. E che pesa di più.

Anche e soprattutto in senso lato, visto che il libretto di Giavazzi e Alesina – 140 pagine – intende fare il punto sulla crisi economica che stiamo vivendo, quali siano le cause, quali i probabili sviluppi, gli interventi che ci aiuterebbero ad uscirne più velocemente, e quelli invece da evitare.

Lo diciamo subito, così non ci pensiamo più: l’errore capitale consisterebbe nel rispondere alla crisi con un ritorno al capitalismo di stato, vale a dire con il ritorno a una concezione e a un sistema economico in cui ”lo stato è parte integrante del sistema produttivo, dell’offerta di beni e di servizi”, e “agisce estensivamente nell’economia di mercato, nazionalizzando e operando come monopolista in molti settori, come nel caso del trasporto aereo o ferroviario, o in certi rami dell’energia”. (pag. 22)

La risposta già la si immaginava, dati gli autori. Quello che a me interessa sono le argomentazioni.

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L’antimanuale del sesso di Valérie Tasso

Pubblicato da Alessio Margutta su 5 Gennaio 2009

Valérie Tasso, Antimanuale del sesso, Tropea, 2008

Valérie Tasso, Antimanuale del sesso, Tropea, 2008

 

Come spiegare, a chi non la conosca,  di cosa sa – per dire – una mela? Invece di perdere tempo a descriverne il sapore, a spiegare come nasca e come maturi e come vada mangiata, la cosa più semplice è sbucciarne una e dargliene uno spicchio: che la assaggi e la mangi come preferisce. Ecco, il succo del libro è questo. Ma ancora non ci siamo.

Riproviamo ad esprimere lo stesso concetto, con un registro un po’ più elevato: ”Voler conoscere dunque prima che si conosca è assurdo, non meno del saggio proposito di quel tale Scolastico, d’imparare a nuotare prima di arrischiarsi nell’acqua“. (G. W. F. Hegel).  

Fuochino. Quasi ci siamo. Nel senso che una citazione del genere ci sarebbe potuta stare nell’antimanuale del sesso. E invece Valérie Tasso ne ha scelte altre: come questa dal Simposio di Platone:  ”Ordunque, allorché la forma originaria fu tagliata in due, ciascuna metà aveva nostalgia dell’altra e la cercava; e così, gettandosi le braccia intorno e annodandosi l’una all’altra per il desiderio di ricongiungersi nella stessa forma, morivano di fame e anche di inattività, poiché l’una non intendeva far nulla separata dall’altra.”

Ecco, il succo del libro è anche bene o male riassunto nel risvolto di copertina: 

“Di sesso si parla troppo e male. Ogni giorno i mass media ci propinano ricette per diventare amanti migliori, ci promettono le “chiavi” per risolvere i nostri “problemi sessuali”. Il risultato, però, non è altro che un proliferare di stereotipi e schematismi che si allontanano dall’esperienza quotidiana di ognuno e con cui fatichiamo a rapportarci. Perché? La risposta di Valérie Tasso è che tutte queste voci non parlano realmente di sesso, ma ripetono a pappagallo un discorso normativo sul sesso, dettato dalla morale scientifica, religiosa, economica, politica – allo scopo di imporci modelli omologanti, una trappola per il controllo sociale. La sessualità della persona non è riconducibile a un generico manuale d’uso e consumo. Di qui la necessità di un pratico “antimanuale”. Con spregiudicatezza e ironia, l’autrice utilizza la propria esperienza sul campo per smentire uno per uno i luoghi comuni assimilati, e per arginare la fiumana di parole intesa a reprimere la nostra natura e a soffocare la nostra individualità.” 

Quello che su cui il risvolto tace – e che ho cercato di mostrare con la citazione tratta ad esempio; quello su cui l’autore del risvolto mente sapendo di mentire là dove si parla di “arginare la fiumana di parole intesa a reprimere la nostra natura e a soffocare la nostra individualità” è che la Tasso fa l’esatto contrario di cosa predica:  il libro sono 200 – duecento – pagine di una noia incredibile; e di una pesantezza senza pari, con citazioni ed elucubrazioni pensose e un gusto tutto particolare per l’etimologia delle parole, manco dovessero svelare chissà quale esperienza originaria. Forse per questo la Tasso ha pensato di alleggerire la materia introducendo qua e là un po’ di azione.

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Libri inutili: L’aquila e il pollo fritto

Pubblicato da Alessio Margutta su 31 Dicembre 2008

Vittorio Zucconi, L'aquila e il pollo fritto, Mondadori, 2008

Vittorio Zucconi, L'aquila e il pollo fritto. Perchè amiamo e odiamo l'America, Mondadori, 2008

 

Sempre per la serie alberi impunemente sacrificati all’editoria, breve recensione di un altro libro tra quelli finiti in casa con il Natale. Dal risvolto di copertina dell’aquila e il pollo fritto. Perchè amiamo e odiamo l’America:

“[...] Vittorio Zucconi, il più americano dei giornalisti italiani, ci accompagna in un viaggio spassoso e tagliente fra i riti e i tic, le grandezze e le miserie del Paese nel quale tutto è accaduto, accade e accadrà: dal colosso Google al poker in televisione, dalle devastazioni dell’uragano Katrina alla megalomania dei grattacieli, dalle storie pubbliche e private dei suoi personaggi celebri fino a Sarah Palin e alla figura dell’ uomo nuovo di oggi, la creatura dei media Barack Obama.”

Proprio così. Sembra una bella raccolta di articoli; quelli di colore e di costume che si leggono su Panorama, l’Espresso o sui magazine del Corriere o della Repubblica. Senza però avere l’intenzione di esserlo. Stesso stile. Sembra che li abbiano clonati i giornalisti di questi pezzi: scrivono tutti allo stesso modo. E tutti con la stessa idiosincrasia per i numeri; ce ne fosse uno che non fa casino tra milioni e miliardi di euro o dollari; e con la stessa assoluta mancanza di senso per dimensioni e ordini di grandezza; anche Zucconi non si sottrae: così ad esempio a pagina 156 lo shuttle Columbia pesa 200.000 tonnellate (sic!). Svista? no, no, pesa  ”il doppio di una superpetroliera” (supersic!!). E naturalmente ci si documenta un po’ prima di scrivere e si sa ovviamente di cosa si parla: “poi l’annuncio ferale. Per continuare ad esistere la nostra Chiesa aveva abiurato. La nuova generazione 2006 dei portatili Mac era stata costretta ad adottare come proprio cervello i processori del nemico, gli Intel, la fornitrice principale dell’odiata Microsoft. [...] Windows, il nemico, era entrato anche nel nostro convento.” (pag 261)  

Mi piacerebbe scrivere che a parte il contenuto che non aggiunge nulla a quanto io sapessi degli Stati Uniti - il che significa che nel libro c’è ben poco, visto che io gli Stati Uniti non li conosco – mi piacerebbe scrivere – dicevo - che il libro almeno è ben scritto.

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Il mercante di utopie. La storia di Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly

Pubblicato da Alessio Margutta su 26 Dicembre 2008

 

Davvero poche righe da parte mia: libro agiografico che ripercorre la vita e le imprese di Oscar Farinetti, dall’infanzia, alle prime esperienze lavorative, all’avvio di UniEuro, che nel 2002 – quando fu ceduto al gruppo inglese Dixons, oggi DSGi  - era tra le più grandi catene italiane di negozi di elettrodomestici e elettronica di consumo. Fino all’ultimo progetto coronato da successo, Eataly, e al ritiro dalle scene:

Anna Sartorio, Il mercante di utopie. La storia di Oscar Farinetti, l'inventore di Eataly, Sperling & Kupfer, 2008

Anna Sartorio, Il mercante di utopie. La storia di Oscar Farinetti, l'inventore di Eataly, Sperling & Kupfer, 2008

“Nel settembre 2008 Oscar Farinetti ha lasciato la carica di amministratore delegato delle due Eataly, la capogruppo e la controllata, pur mantendeno quella di presidente. [...] Negli ultimi tempi Oscar si dedica ai vigneti”

è scritto nell’epilogo.

Non si impara questo gran che dal libro; che anzi risulta abbastanza noioso: Oscar Farinetti ha fatto questo, poi quest’altro, poi quest’altro ancora. Ai motivi delle scelte o a quale fosse la situazione del mercato della grande distribuzione per UniEuro e di quello della ristorazione per Eataly viene fatto forse solo un cenno di sfuggita. Sembra insomma che tutto sia dovuto alla ferrea volontà di riuscire di Oscar Farinetti, alla sua parlantina sciolta e al suo fiuto per gli affari. Oltre che a grandi mangiate e bevute nei momenti più importanti di una trattativa. Resta insomma una biografia, noiosetta come tutte le biografie che non riescano a calare le vicende narrate in un piccolo affresco storico.

Ho trovato fastidioso – in un libro del 2008 – una certa insistenza sulla formazione antifascista di questo o quell’altro: così il padre di Farinetti, Paolo Farinetti, viene chiamato in tutto il libro il Comandante Paolo. Va bene, magari lo chiamano così, e sia. Ma presentare Bernardo Caprotti - quello dell’Esselunga e di Falce e Carrello - come “antifascista e anticomunista assieme, anche se la seconda caratteristica appariva più evidente” mi sembra un po’ fuori luogo, come se l’antifascismo nel 2008 fosse un qualche segno distintivo. E lo stesso per un paio di altri personaggi che si incontrano nel libro.

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